CALCIO: TUTTA LA VERITA’ DI GERSON MACERI SUL CALCIO REGIONALE: “OGNI ANNO IN ECCELLENZA C’E’ LA CORSA A NON SALIRE”

Una lunga chiacchierata con uno dei più preparati “collaboratori editoriali” della regione, scrittore e professore. Parliamo di Gerson Maceri con cui abbiamo fatto una disamina su più temi legati al mondo del calcio provinciale e regionale.

 

Ti aspettavi un campionato di Eccellenza con la Cairese prima in classifica?

“L’appellativo di capolista, con questa grande ammucchiata di outsider in testa, è da prendere con le pinze. Negli scorsi campionati avevamo una favorita, una e chiara, e quella è stata promossa senza patemi in serie D; quest’anno non mi risulta che molte società abbiano palesato l’intenzione di essere promosse, dunque la domanda da porci è: esiste realmente almeno un club interessato alla promozione? Forse no. Allora, alla fine, potrebbero avere la meglio alcune squadre che hanno avuto un recente passato in serie D come Vado e Finale”.

Vedi quindi le favorite Vado e Finale?

“Sì, ma tutto dipenderà dalle reali intenzioni delle rispettive dirigenze. Dico Vado e Finale per il loro recente passato in Serie D, per le mosse recenti di mercato e per un’impiantistica già collaudata per la Quarta Serie”.

Secondo te che cosa blocca alcune società a non voler ambire alla promozione in serie D? “Costi, organizzazione societaria e impiantistica. Il budget, in caso di promozione, può raddoppiare, triplicare, quadruplicare… La partecipazione alla Serie D comporta anche la costruzione di una Juniores Nazionale che fa un campionato piuttosto oneroso a livello di trasferte. Non ultimo, in Liguria, c’è da valutare il fattore impiantistica. Quattro anni fa intervistai l’allora Presidente della Figc ligure Antonio Sonno e mi rivelò che dei 156 impianti liguri, il 60-70% sarebbero stati chiusi all’istante qualora i comuni avessero deciso di istituire una commissione di vigilanza. E diede la colpa delle continue altalene delle big provinciali all’impreparazione dei dirigenti”.

Non sarebbe meglio abbassare i costi della serie D per facilitare l’approdo in serie D? “Al contrario di quanto accade in tante presunte big di Serie D, i club di Eccellenza sono gli unici a dare spazio ai giovani del proprio settore giovanile, ma attenzione! Non lo fanno per vocazione ma per necessità: incredibile invece che in Serie D, per assolvere all’obbligo degli under, spesso ci si rivolga fuori regione. È grottesco che molte società strombazzino le meraviglie, le vittorie e i gioielli del proprio settore giovanile senza farli mai esordire in prima squadra. Viene il dubbio che tutto ciò sia solo un enorme meccanismo di marketing a favore delle società stesse, così come i tanto decantati provini a pioggia si rivelano spesso specchietti per le allodole (in genitori) e pubblicità per i dirigenti. Il primo punto di differenza tra le due categorie, dunque, più che etico e metodologico è economico.

In più bisogna anche specificare che la Serie D è campionato ibrido, dilettantistico di etichetta ma spezzato in tre tronconi: ci sono squadre professionistiche come Lecco e le grandi decadute degli altri gironi, team semiprofessionistici come Sanremese, Savona, ecc. e club puramente dilettantistici come quelli che lottano per la salvezza. Questa gradazione in Eccellenza non c’è perchè esiste un livellamento generale”.

Verso l’alto o verso il basso? “C’è una corsa a non salire, un ciapa no, e qualcuno si ostina a dire: “Introduciamo i play-off per dare più agonismo”. Ma a cosa servirebbe se non vi sono squadre interessate alla promozione in D?”.

C’è anche un problema di costi di iscrizione ai campionati?

“Non credo in Serie D e in Eccellenza, piuttosto nelle categorie minori: infatti stiamo assistendo alla sparizione della terza categoria in molte province e regioni italiane. Il motivo? Ricerchiamo in basso. Le squadre giovanili hanno delle rose sempre più ridotte all’osso, con annate che si vedono costrette a giocare sia al sabato sia la domenica, magari con Giovanissimi e Allievi, proprio perché i tesserati scarseggiano. Questo è dovuto all’impreparazione dei dirigenti, sì, come diceva Sonno, ma anche alla mancanza di cultura sportiva dei genitori e di allenatori e dirigenti che poi si riflette nei ragazzi. Il primo allenatore delle giovanili del Genoa nel 1913 diceva: “Credo che la prima dote dell’istruttore debba essere un amore sincero al compito che si è intrapreso. Sincero, ho detto: perché i ragazzi, che sono più sinceri di noi adulti, non solo apprezzano molto, ma domandano come un diritto legittimo la sincerità nei loro superiori». Oggi invece alcuni mister e dirigenti, spero siano una minoranza, si rivelano degli individualisti, degli arrampicatori calcistici. Si scannano a inizio stagione per vedersi assegnata la squadra più forte, quella destinata a stravincere col pilota automatico nelle fasi di qualificazione. Bestemmiano contro il ragazzino che non ha accentuato un contatto in area senza che direttore di gara, dirigenti e genitori battano ciglio. Mortificano in panchina e tribuna tredicenni che avrebbero pieno diritto di esprimersi palla al piede spegnendone le qualità inespresse…”.

Campionato dell’Imperia, te lo aspettavi così?

“Sì, diciamo che l’Imperia è nelle stesse condizioni delle compagne del gruppone di testa: sta lassù in cima ma non se ne conoscono le reali intenzioni. La rosa, è giusto dirlo, è nettamente inferiore rispetto agli anni scorsi sopratutto in attacco: tutti questi pareggi sono determinati dalla mancanza di un Daddi o anche di un Sanci che potevano risolvere la partita con un invenzione, con una giocata, calciando una punizione o prendendo un rigore. Chiaramente, una squadra che non segna tanto, per essere lì in alto deve subire poco, e qui si vede la mano di Buttu”.

Girone di ritorno: cosa ti aspetti, sempre un torneo livellato oppure pensi che Finale e Vado possano schiacciare l’acceleratore? “Nelle prime giornate del ritorno mi aspetto lo stesso equilibrio dell’andata. Poi chi non vorrà/potrà salire comincerà a inanellare la solita striscia di risultati negativi e chi vorrà/potrà salire, invece, vincerà agevolmente”.

Per quanto riguarda la retrocessione chi vedi condannato oltre il Valdivara?

“Spero che l’Albenga possa far valere il senso d’appartenenza dei calciatori e la passione di un pubblico da D. Anche il Ventimiglia penso che riuscirà a salvarsi in maniera abbastanza agevole, d’altronde ha la garanzia-Daddi. La conformazione attuale della parte bassa della classifica penso sarà anche quella finale”.

Campionato dell’Alassio: dopo le numerose vittorie di diversi campionati, record ecc, ti aspettavi un cambio in panchina e un campionato di basso profilo?

“Parlerei più di un campionato di transizione, immaginavo le difficoltà anche perché di quell’Alassio di cui parlavi è rimasto poco. Secondo me, tuttavia, si salverà anche perché ha preso un allenatore (ndr: Biffi) che bada al sodo, atletismo e pochi fronzoli. In un campionato dai livelli tecnici così bassi, se tu sei a livello top dal punto di vista fisico, il minimo sindacabile per la salvezza (e in qualche caso anche di più) lo ottieni”.

Secondo te la Rivarolese non è una candidata alla vittoria finale insieme alla Cairese?

“Siamo sempre lì: la squadra probabilmente, sopratutto dal centrocampo in su, è la più forte della categoria, però bisogna sempre capire le reali intenzioni societarie… E come verrebbero risolti i problemi eventuali di impiantistica in un comprensorio che ha già un Ligorna in deroga”.

L’Imperia dove la collochi nella classifica finale? “A livello di valore assoluto, secondo me, l’Imperia è da terzo/quarto posto dietro un paio fra Vado, Rivarolese, Finale e Genova Calcio. La rosa è corta, ma i giovani stanno performando. Poi, però, c’è il valore aggiunto di Buttu e c’è da tenere conto delle variabili accennate poco sopra: pensare al primo o al secondo posto, insomma, non sarebbe poi così utopico…”.